Big Tech nel mirino: Amazon e Google stanno mettendo in pericolo la nostra democrazia?
L’influenza delle Big Tech sulla democrazia e sull’economia: il modo in cui le piattaforme concentrano il potere e la regolamentazione sono necessari.

Big Tech nel mirino: Amazon e Google stanno mettendo in pericolo la nostra democrazia?
Il 1° luglio 2025 diventerà chiaro che il potere delle grandi piattaforme digitali come Amazon, Google e Meta sta diventando sempre più importante non solo nell’economia, ma anche nella democrazia. Queste aziende sono percepite come nuovi titani, che generano entrate significative attraverso il commercio e la pubblicità online. Ma mentre modellano il panorama economico, ci sono voci critiche che avvertono che il loro dominio minaccia la democrazia. Come riporta ORF, questa influenza è stata addirittura descritta come un “colpo di stato digitale” perché le piattaforme determinano in gran parte ciò che gli utenti possono leggere, ascoltare e vedere.
Ma la discussione sull’influenza delle aziende tecnologiche va ben oltre il passato. Piattaforme online come X, TikTok e YouTube mettono alla prova il dibattito pubblico e la libertà di espressione. Nei loro contributi, esperti come Anna Jobin e Manuel Puppis affrontano le sfide legate alla regolamentazione di queste piattaforme. In Europa, ad esempio, secondo gli scienziati, le restrizioni all'espressione sono consentite purché servano all'interesse pubblico. Tuttavia, la regolamentazione è una patata bollente, in particolare quando si tratta di come gestire contenuti legali ma potenzialmente dannosi.
I pericoli del potere della piattaforma
I giganti della tecnologia sono spesso al centro delle critiche in quanto minaccia alla concorrenza e alla libertà. Un commento dell’Istituto tedesco per la ricerca economica chiarisce che solo poche aziende vogliono non solo controllare i mercati, ma anche influenzare attivamente il discorso politico. Mark Zuckerberg, ad esempio, spinge per la prevenzione delle sanzioni sulla concorrenza contro le aziende tecnologiche statunitensi. Ciò accade in un ambiente in cui ha addirittura annunciato che rinuncerà al fact-checking, creando spazio per la disinformazione. Chiediamoci cosa significa questo per la nostra democrazia!
Il legame tra potere economico e politica non è più un segreto. Imprenditori come Elon Musk e Jeff Bezos utilizzano le loro piattaforme non solo per il successo aziendale, ma anche per influenzare le decisioni politiche. Musk censura i contenuti di X, mentre Bezos controlla il Washington Post, dove si formano importanti opinioni politiche. Gli esperti definiscono questi sviluppi l’emergere di una plutocrazia che mette in pericolo le basi di una società democratica.
La ricerca di soluzioni
Ci sono richieste di riforme strutturali per decentralizzare il potere di queste società e garantire una concorrenza leale. Si fanno sempre più forti le voci che dicono che non solo sono necessarie procedure di concorrenza contro Google e Co., ma che sono necessari anche cambiamenti reali e profondi per rompere le dinamiche monopolistiche. Chi trae realmente vantaggio dalle condizioni attuali e chi è emarginato? Queste domande restano da chiarire.
C’è ancora molto da fare sul piano normativo. L’UE ha già creato normative come il Digital Services Act e il Digital Markets Act, ma molte piattaforme continuano a operare ai margini della legge. Nonostante tutti gli sforzi volti all’autodifesa digitale e all’alfabetizzazione mediatica, resta da notare che le soluzioni non possono essere ricercate solo a livello individuale, ma richiedono un cambiamento strutturale globale.
Viviamo in un’epoca in cui è fondamentale rimodellare il panorama digitale in modo che la libertà di espressione e di concorrenza in una società democratica non siano lasciate indietro. La palla ora spetta ai decisori politici per stabilire la strada giusta, perché la questione riguarda tutti noi.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti su questo argomento, dai un'occhiata agli articoli di ORF, Università di Friburgo E DIW.