La Francia riconosce la Palestina: cresce la pressione su Israele!

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La Francia e altri paesi intendono riconoscere la Palestina mentre la guerra di Gaza continua. Maggiori informazioni sugli sviluppi attuali.

Frankreich und andere Staaten planen, Palästina anzuerkennen, während der Gaza-Krieg anhält. Lesen Sie mehr zu den aktuellen Entwicklungen.
La Francia e altri paesi intendono riconoscere la Palestina mentre la guerra di Gaza continua. Maggiori informazioni sugli sviluppi attuali.

La Francia riconosce la Palestina: cresce la pressione su Israele!

A quasi due anni dall’inizio della guerra di Gaza tra Israele e Hamas, sta emergendo una nuova svolta politica. Un certo numero di stati occidentali, guidati dalla Francia, intendono riconoscere uno stato palestinese. Questi entusiasmanti sviluppi coincidono con l’imminente dibattito generale delle Nazioni Unite a New York Giornale del distretto di Wesermarsch riportato. Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, prerequisito per il riconoscimento è il rilascio degli ostaggi a Gaza.

Circa il 75% degli Stati membri dell’ONU riconosce già lo Stato di Palestina. Con il riconoscimento da parte di Francia, Gran Bretagna e Canada, che recentemente sono diventati i primi Stati del G7 a compiere questo passo, potrebbero presto seguire Belgio, Nuova Zelanda, Lussemburgo e San Marino. Ciò significherebbe che quattro dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU – Russia, Gran Bretagna, Cina e Francia – riconoscerebbero la Palestina, mentre gli Stati Uniti e la Germania, anch’essi contrari al riconoscimento, rimarrebbero esclusi.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il conflitto in Medio Oriente

Con un passo decisivo, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la cosiddetta “Dichiarazione di New York” con 142 voti favorevoli. Ciò rappresenta un altro importante passo avanti verso una soluzione a due Stati ZDF oggi riportato. Il documento chiede ad Hamas di cedere il controllo della Striscia di Gaza e di sostenere la consegna di armi all'Autorità Palestinese in Cisgiordania. Considerati gli intensi combattimenti e le enormi sofferenze umane nella Striscia di Gaza, si sta discutendo anche di una missione internazionale di stabilizzazione per garantire un cessate il fuoco.

La guerra, iniziata con il devastante attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023, che ha causato la morte di circa 1.200 persone, ha portato a un drammatico aumento dei bisogni umanitari nella Striscia di Gaza, dove si stima che oltre 65.000 palestinesi abbiano perso la vita. Gli attacchi israeliani contro i civili e i combattimenti in corso sono stati aspramente criticati a livello internazionale.

Reazioni agli sviluppi

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rifiuta fermamente il riconoscimento di uno Stato palestinese e lo vede come una ricompensa per il terrorismo. Il presidente Izchak Herzog ha espresso preoccupazioni simili, sottolineando che queste misure non contribuiranno al rilascio degli ostaggi. I politici di estrema destra in Israele chiedono addirittura l’annessione della Cisgiordania come reazione ai movimenti internazionali.

Nonostante queste sfide, il presidente palestinese Mahmoud Abbas rimane ottimista e descrive l’imminente riconoscimento come un passo importante verso la pace. L’obiettivo resta la creazione di uno Stato palestinese indipendente che possa coesistere pacificamente al fianco di Israele. In questo contesto, le tensioni aumentano e i negoziati sembrano più difficili che mai.

In questa situazione di tensione, la guerra nella Striscia di Gaza è lungi dall’essere finita, nonostante i continui appelli internazionali per aiuto e pace. La situazione rimane precaria e richiede un’attenzione urgente da parte della comunità internazionale.

Il conflitto in Medio Oriente è e rimane un tema del futuro che riguarda non solo le persone coinvolte, ma il mondo intero. Il percorso verso una soluzione sostenibile è accidentato, costeggiato dalle ombre delle passate esperienze di violenza e dei bisogni attuali, come cercano di chiarire le voci dei paesi e dei palestinesi, che chiedono la fine dei combattimenti e l’inizio di un vero dialogo.